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Novità a Rimini


Questa sezione è dedicata alla segnalazione delle ultime novità relative al mondo del diritto penale, civile, di famiglia e del lavoro. Visitando periodicamente la pagina sarà possibile rimanere aggiornati non solo sugli ultimi sviluppi della produzione normativa nazionale ed internazionale ma anche sulle iniziative che coinvolgono lo Studio Legale Sagliocca, che opera a Rimini, garantendo ai suoi assistiti protezione contro cause legali e contenziosi.

IL DANNO PSICHICO 

IL DANNO PSICHICO è la compromissione durevole di una o più funzioni della personalità (intellettive, emotive, affettive, volitive, di capacità di adattamento e di adeguamento, di relazionarsi con gli altri) da cui, in alcuni casi, possono derivare addirittura condotte devianti, etero o autoaggressive, come pure una riduzione del rendimento lavorativo (Introna, 1998). Esso consiste nell’ingiusto turbamento, giuridicamente apprezzabile, dell’equilibrio psichico di una persona, a seguito di un evento che può essere un trauma improvviso, una situazione di mobbing lavorativo, una grave perdita finanziaria, o qualsiasi altro evento che possa provocarlo. Per poter dire che esiste un danno psichico nella persona, che possa essere risarcibile, occorre quindi la presenza di un evento che lo abbia causato, che sia evidente una vera e propria patologia psichica, individuata secondo le categorie diagnostiche da un professionista in materia (psicologo e/o psichiatra), e che tutto questo sia documentato. La presenza di una patologia preesistente psichica non esclude l’individuazione di un danno psichico legato ad un evento traumatico e la sua conseguente risarcibilità. In tali casi, sarà necessario stabilire se l’evento sopravvenuto ha aggravato il quadro clinico e soprattutto ha diminuito le possibilità di estrinsecare le proprie potenzialità, seppur ridotte, nella vita sociale e relazionale (Dominici, 2014). Una persona soggetta a ciclici episodi depressivi, ad esempio, potrebbe sviluppare un episodio depressivo più grave di tutti i precedenti a seguito di un incidente stradale o di un lutto, che lo porti ad assumere psicofarmaci più forti o a perdere il posto di lavoro. In tal caso il risarcimento può essere ottenuto ugualmente, se viene provato il nesso causa-effetto.

IL CONTRATTO DI CONVIVENZA

Con l’art. 1, commi 36-65 della Legge n. 76/2016, in vigore dal 5 giugno 2016, il legislatore ha dato finalmente un riconoscimento giuridico ed una disciplina normativa alle convivenze di fatto. Così, ai sensi dell’art. 1, comma 36, i conviventi di fatto sono “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”. Gli interessati – sia se residenti presso il medesimo indirizzo quanto se residenti presso indirizzi diversi – possono presentare “la dichiarazione per la costituzione di una convivenza di fatto” presso gli Uffici anagrafici del Comune. La vera novità però consiste nel fatto che, ai sensi del predetto art. 1, comma 50, i conviventi di fatto possono disciplinare i loro rapporti patrimoniali mediante la sottoscrizione di un contratto di convivenza. Il contratto di convivenza deve essere redatto in forma scritta mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato, unitamente all’attestazione di conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico. Ecco quindi un’altra importante novità, consistente proprio nel fatto che l’autentica della firme apposte sul contratto di convivenza potrà essere resa anche da un avvocato (e non solo dal Notaio), che ne attesterà contestualmente la conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico. Ai fini dell’opponibilità ai terzi, i contratti di convivenza con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato devono essere trasmessi dal professionista al Comune di residenza dei conviventi a mezzo PEC entro i successivi 10 giorni dall’avvenuta stipula.

DIVORZIO BREVE

Ebbene, la Legge n. 55/2015, modificando la legge n. 898/1970, c.d. legge sul divorzio, ha decisamente ridotto i tempi della separazione, tanto giudiziale che consensuale, al fine di consentire agli ex coniugi di chiedere celermente il divorzio. In effetti, i vecchi e lunghi tre anni previsti per proporre domanda di divorzio (decorrenti dalla prima comparizione dei coniugi avanti al Presidente del Tribunale in sede di separazione personale), sono stati sostituiti definitivamente. Oggi, infatti, si potrà proporre domanda di divorzio dopo, in caso di separazione giudiziale, solo un anno dalla comparizione dei coniugi avanti al Presidente del Tribunale. Il termine di un anno è poi ridotto a sei mesi, in caso di separazione consensuale. Tanto, indipendentemente dalla presenza o meno di figli, ma non solo… Infatti, la domanda di divorzio potrà essere proposta anche laddove sia ancora pendente il giudizio di separazione personale, se sia decorso il termine indicato dalla Legge (un anno dalla comparizione dei coniugi avanti al Presidente del Tribunale in sede di separazione personale). Com’è noto, con il divorzio cessano gli effetti derivanti dal matrimonio e vengono meno i diritti successori tra i coniugi, consentendo a ciascuno di ricostruirsi una nuova esistenza.

Una rassegna di notizie legate alle attività dello studio: per informazioni,
avvocatosagliocca@gmail.com

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